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Concordato fiscale, Berlusconi conferma l'ipotesi della sanatoria

Pubblicato da in Fiscale · 22/10/2011 18:32:28

Si fa sempre piu’ calda la pista che porta alla definizione di nuove sanatorie per assicurare alle casse dello Stato le risorse di cui il governo è alla ricerca.
Il premier Silvio Berlusconi ha infatti confermato che all’interno della maggioranza si discute di un possibile concordato fiscale, che dovrebbe garantire entrate per almeno 5 milioni di euro. Il provvedimento dovrebbe essere una riedizione della sanatoria – capace di garantire un incasso da 20 miliardi di lire all’Erario – messa a punto dal governo Dini nel 1994. È su quel modello che i deputati del Pdl Maurizio Leo e Guido Crosetto hanno messo nero su bianco un nuovo “accertamento con adesione per gli anni pregressi”.
La proposta mette insieme piu’ sanatorie, che riguardano la riapertura dei termini di presentazione delle dichiarazioni del passato o dei versamenti, la regolarizzazione delle scritture contabili, la rottamazione dei ruoli e la definizione delle liti pendenti. C’è anche la new entry della definizione agevolata dei tributi locali, ma viene accuratamente escluso ogni riferimento al condono tombale bocciato da Bruxelles.
L’idea di un concordato di massa continua a non convincere il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (foto), il quale considera misure di questa natura contrarie alla linea dettata dall’Europa nonché incapaci di finanziare interventi strutturali. Dal punto di vista del titolare del Tesoro, se proprio non si potrà farne a meno, lo strumento della sanatoria dovrà servire a ridurre il debito.
All’attenzione della maggioranza s’impone infine un problema legato alla compatibilità tra il concordato e i suoi derivati con la lotta all’evasione fiscale intrapresa dal governo negli ultimi anni. Il ritorno delle manette per i grandi evasori deciso in estate e il redditometro – che l’agenzia delle Entrate presenterà martedì – studiato per stanare i finti poveri, sono soltanto gli ultimi provvedimenti in ordine di tempo ad essere stati approvati tenendo fede alla politica del rigore.




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